Le cinque famiglie dell'Aristocrazia storica andriese

- Ceci -
I Ceci, originari della città di Taranto, si stabilirono ad Andria tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo, avendo qui degli interessi commerciali. Di origine borghese, ebbero come Capostipide Francesco, il quale acquistò nel 1721 un terreno nei pressi del Monastero di S. Maria Vetere, denominato S. Pietro, ancora di proprietà dei discendenti. Da quel momento il santo divenne protettore della famiglia. Nel 1786, infatti, l'arciprete Giuseppe, il Priore Felice e Nicola Ceci, figli di Francesco, edificarono in questo sito un oratorio a lui dedicato. Ad opera di Francesco venne edificata nel 1771 (la data è scolpita sul cornicione di chiave e di un ingresso secondario) la casa palazziata in via Corrado IV di Svevia (il palazzo in questione), adattando ed ampliando un preesistente edificio cinquecentesco. Nicola, primogenito di Francesco, acquistò il 2 giugno 1796 un'altra casa palazziata di proprietà del Convento dei Domenicani di Andria, "sita in un luogo detto il Pennino confine, ... alla nostra chiesa da una parte e dall'altra la casa del M.co Leonardo Lo Risso, frontespizio al cellaro detto della lamia, consistente in una scala di pietra, tre camere soprane ed un sottano". La casa, attaccata al coro della chiesa, era stata ripristinata a spese del convento, poiché trovavasi diroccata. Essa era pervenuta ai PP. Domenicani da una donazione fatta nel 1561 da Fazio di Trimenna col peso di una messa la settimana ed un anniversario annuo. Nicola Ceci fu sindaco dell'Università di Andria per i civili nel 1778. Egli sposò Francesca Sgaramella dalla quale ebbe sei figli. Il primogenito Francesco, morì il 23 marzo 1799 sulla scala del proprio palazzo in via Corrado IV di Svevia, trucidato dai Francesi che saccheggiarono l'edificio. Riccardo secondogenito, sposò, quindi, Maria Olimpia Barone, dei duchi di Jelsi di Foggia, dalla quale ebbe cinque figli maschi dei quali Francesco, sposatosi con Antonia Jannuzzi, diede ebbe cinque figli. Tale famiglia crebbe molto d'importanza soprattuto nell'800 e '900. De cinque maschi, Giuseppe, dalla vivace personalità d'intellettuale attivamente partecipe a Napoli alla vita politica e culturale, autore di saggi giuridici, morì celibe nella villa di Barbadangelo da lui voluta, mentre Nicola, che coniugato con Cristina Ginistrelli creò il ramo Ceci-Ginistrelli, Deodato, Consalvo e Francesco diedero origine ai quattro rami della famiglia oggi esistenti. I Ceci acquisirono il titolo di Baroni grazie all'alleanza matrimoniale con i Ginistrelli, assumendo il cognome Ceci-Ginistrelli.